Fabio Brunelli e Antonella Castellini, che amano definirsi “semplici ex insegnanti in pensione”, ma che hanno alle spalle anni di scuola, ricerca e formazione, hanno provato a rispondere a questa domanda in un seminario (che è disponibile online).
Sono partiti da un esempio volutamente sbagliato: piegare un foglio di carta per ottenere un quadrato, passo dopo passo, seguendo istruzioni precise. Alla fine tutti i partecipanti avevano il loro quadrato, ma…
I formatori hanno fermato la scena: «Ci dovete scusare, vi abbiamo preso in giro! Quello che avete fatto non è un laboratorio di matematica.». Perché? Perché si è trattato solo di eseguire ordini, senza progettare, discutere, sbagliare, ragionare. È attività manuale, non laboratorio matematico!

Il punto è proprio questo: laboratorio non significa semplicemente “fare con le mani”. Non basta piegare un foglio, montare un modellino o manipolare un oggetto perché diventi laboratorio. Serve che ci sia pensiero, confronto, ricerca di significato, non riproduzione!
Brunelli e Castellini insistono su un’idea chiave: laboratorio non è tanto uno spazio attrezzato, con tavoli e materiali speciali, ma un tempo. Il tempo in cui gli alunni sono attivi: progettano, sperimentano, discutono, si pongono domande, cercano strategie. È il momento in cui si costruiscono significati personali e collettivi.
Prendiamo ad esempio una piramide di arance: che contenuti potrebbe avere un laboratorio che parte da lì? Si può discutere di volumi e superfici, oppure fare semplici conteggi (quante arance ci sono davvero?). Si possono proporre stime, osservare rapporti tra i diversi piani della piramide, o ancora cercare schemi e regolarità. Oppure prendiamo il problema delle strette di mano a una festa: se siamo in 4, quanti brindisi diversi si fanno? E se siamo in 10? A seconda dell’età e del livello, si può partire dal disegnare i segmenti tra le persone o si può arrivare a ragionare utilizzando i coefficienti binomiali. Un laboratorio funziona così: ha una soglia d’ingresso bassa (tutti possono dare il loro contributo), ma apre strade alte, che portano lontano. Pavimento basso… soffitto alto!
In questo senso, il laboratorio intreccia geometria, aritmetica, algebra… Fa da ponte tra i compartimenti stagni dei manuali, dove ogni tema viaggia da solo. È inclusivo, perché ogni bambino può affrontare il problema al proprio livello. È stimolante, perché chi vuole può spingersi oltre.
E qui viene forse l’aspetto più interessante: un laboratorio non è mai solo “per i bambini”, lo è anche per noi insegnanti. È un modo per non cadere nella routine, per non limitarsi a ripetere, per continuare a sorprendersi e a imparare. Come dicono i due formatori: se insegni come un’avventura, ti salvi dal burnout ❤️🔥.
Insomma, un laboratorio matematico non è una “ricetta pronta”, non è un contenitore. È un modo di guardare alle attività: partire da un oggetto, da una situazione, da un problema, e trasformarlo in occasione di pensiero, di scoperta e di confronto.
In questo senso, un testo come AttivAzione. Laboratori di matematica per la scuola del primo ciclo diventa prezioso. Questo volume (scritto da Antonella Castellini, Chiara Giberti, Alice Lemmo e Andrea Maffia) è uno strumento utile per realizzare un (vero) laboratorio di matematica, così come indicato dalle Indicazioni Nazionali per il primo ciclo d’istruzione.
E noi, nelle nostre classi, facciamo laboratori o attività manuali?

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