Chi lavora ogni giorno in classe lo sa: spesso i libri di testo sono incoerenti, ridondanti, visivamente confusi. Offrono pagine già troppo piene, con una teoria “chiusa”, già scritta e spiegata che lascia pochissimo spazio alla costruzione del senso da parte del bambino. Ma l’apprendimento, soprattutto in matematica, non è trasmissione!
Ho trovato recentemente conferma di tutto questo leggendo una ricerca interessante, condotta da Michele Canducci, Andrea Rocci e Silvia Sbaragli, che analizza l’uso delle rappresentazioni multimodali (testo, immagini, layout, colori) nei libri di geometria della scuola primaria*. I risultati sono chiarissimi: la qualità del libro di testo non dipende solo dai contenuti, ma anche da come questi sono rappresentati e organizzati.
Il bambino non legge solo parole o figure: interpreta l’intera pagina, ed è influenzato (spesso inconsapevolmente) da come testo e figure sono connessi, da come il colore guida lo sguardo, da quanto le frecce sono chiare, da dove si trovano le informazioni. In altre parole, il libro di testo è un oggetto complesso, costruito da autori, ma anche da grafici, impaginatori, illustratori, che (volenti o nolenti) diventano produttori di significato.
Il problema è che, come mostra bene la ricerca citata, molti libri di testo risultano incoerenti, non sempre per sciatteria o superficialità. È piuttosto il riflesso di un sistema che non sempre valorizza le competenze necessarie a costruire materiali efficaci per l’apprendimento della matematica. Spesso gli autori dei libri di testo per la primaria non hanno una formazione specifica in didattica della matematica, e i diversi professionisti coinvolti (grafici, impaginatori, illustratori) non dialogano tra loro, non condividono una visione pedagogica comune. I significati si costruiscono “a pezzi”, e questa frammentazione ricade poi sullo strumento finale che perde coerenza, chiarezza e funzionalità.
Mi diverto ad andare a sfogliare i volumi che arrivano in sala insegnanti, quando è il periodo dell’adozione. Osservare le scelte grafiche, la disposizione delle pagine, la tenuta didattica delle proposte è diventato quasi un gioco sfidante (ve lo avevo raccontato qui). Saper leggere un libro di testo è una competenza che si costruisce nel tempo, grazie alla pratica e all’osservazione critica. Riconoscere ciò che funziona e ciò che invece rischia di disorientare l’alunno è parte integrante del nostro mestiere di docenti. E scegliere di non adottarne uno, in certi contesti, non è una rinuncia, ma un atto consapevole.
E qui arriva il progetto MaMa, curato proprio da Silvia Sbaragli. Per me è stato una rivelazione, in MaMa c’è tutto quello che serve: numero e calcolo, grandezze, geometria, misure, ma soprattutto c’è una didattica vera, viva, studiata con serietà. Le schede sono curate nei minimi dettagli, nei contenuti come nella grafica. Non c’è nulla di ornamentale: ogni elemento ha uno scopo. C’è coerenza tra linguaggio verbale, visivo, grafico, simbolico. Perché è lì che si gioca l’apprendimento.
Ma c’è di più. Le schede MaMa non sono solo esercizi, ma occasioni di pensiero. Sono inviti a ragionare, a discutere, a costruire insieme. Partono dal mondo dei bambini, si adattano a diversi livelli di difficoltà, favoriscono il lavoro a gruppi, un’impostazione laboratoriale. E sono modificabili, adattabili: una libertà didattica che nessun libro tradizionale consente davvero.
Per questo ho deciso di fare uno strano libro di testo. Ho scelto, selezionato e stampato alcune delle schede MaMa (sono gratuite e scaricabili), le ho numerate con “I love PDF” per facilitarne l’uso in classe (“Andiamo a pagina 8” è diventato un codice condiviso). Ho realizzato una copertina rigida, inserito una spirale colorata, scelto un formato A4 che fosse maneggevole e funzionale per i bambini (ho stampato tutto qui). Il risultato è stato un vero libro, fatto su misura per la mia classe!
Ad oggi, nessuna casa editrice mi offre un materiale con la stessa qualità, libertà, coerenza. E non voglio sminuire le case editrici, ci mancherebbe! Ma mi interessa dire da dove parte un’attenzione differente verso il bambino che impara.

* Articolo di Michele Canducci, Andrea Rocci and Silvia Sbaragli – The influence of multimodal textualization in the conversion of semiotic representations in Italian primary school geometry textbooks

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