Tra gli strumenti messi a disposizione dal progetto PerContare ci sono anche alcuni software didattici, ambienti di lavoro coerenti con l’idea di matematica che il progetto porta avanti. Uno di questi, che stiamo usando molto ultimamente, è il gioco di Cocco, Tigri e Leo, lo conosci? (Il link al software è in fondo alla pagina)


Il software è costruito attorno a tre personaggi fissi: COCCOdrillo, TIGRe e LEOne. Ogni schermata propone un problema da configurare utilizzando questi personaggi e delle palline colorate. Ai bambini viene chiesto di trascinare le palline accanto ai personaggi e poi rispondere a una domanda. I problemi lavorano sui nodi tipici dell’avvio al problem solving più classico.
All’inizio abbiamo utilizzato il software esclusivamente alla LIM. Era un lavoro collettivo: si osservava la schermata, si discuteva, si configurava insieme il problema. A un certo punto, però, ho sentito il bisogno di spostare quell’esperienza fuori dallo schermo, così ho stampato i tre personaggi in verticale su un piccolo foglio e ho tirato fuori la scatola dei fagioli che usiamo spesso in classe (come farei senza fagioli?).
Il lavoro ha cambiato un pò forma, un bambino alla volta va alla LIM e ricostruisce il problema. Tutti gli altri provano a costruire la loro configurazione dal proprio posto, con il proprio materiale. Solo dopo ci confrontiamo e proviamo a rispondere alla domanda del problema; ognuno è chiamato a eseguire il problema in prima persona, a prendere decisioni, a verificare se ciò che ha fatto è coerente con la richiesta.



Un aspetto particolarmente interessante riguarda la traduzione tra rappresentazioni. Nel software, per esempio, può essere richiesto di avvicinare a Cocco nove palline gialle. Sul tavolo, però, non ci sono palline gialle: ci sono fagioli di vario tipo e ceci. I bambini devono quindi decidere che cosa rappresenta cosa. Quale tipo di fagiolo “vale” come pallina gialla, quale come pallina blu. Questo passaggio introduce uno scarto simbolico non banale, che costringe a tenere insieme quantità e rappresentazione, senza appoggiarsi a un colore dato.


Alcuni problemi li ho assegnati anche sul quaderno, passando dal disegno. Inizialmente molti bambini, nel posizionare/trascinare/disegnare (ad esempio) nove palline, le rappresentavano tutte insieme, senza struttura. A quel punto ho esplicitato un’attenzione che considero fondamentale: in matematica la chiarezza non è un dettaglio estetico, ma una necessità! Come possiamo fare perché sia evidente che sono nove e non otto o dieci?


Da questa domanda si è aperta una ricerca condivisa. Alcuni hanno iniziato a disporre le palline in modo strutturato: cinque e quattro separati, oppure tre, tre e tre. Queste organizzazioni sono state discusse e riconosciute come più leggibili. Quando poi il numero cambiava, per esempio diventava otto, qualcuno partiva con tre e tre e si accorgeva che non serviva un altro tre, ma due. Anche questo “accorgersi” è parte del lavoro matematico: il numero non come oggetto da contare uno a uno, ma come struttura che si può organizzare in modi diversi (confronta con Dot Images).

Cocco, Tigri e Leo è uno strumento che vale la pena conoscere, soprattutto se si lavora sui primi problemi e sulla costruzione del senso del numero. E qui ci tengo a fare una precisazione: in prima, a questo punto dell’anno, i bambini non leggono e non scrivono ancora in modo fluente. E questo è un dato strutturale che dovrebbe orientare le nostre scelte didattiche. La matematica richiede di lavorare su campi di dominio specifici. Se io passo molto tempo a far copiare un testo di problema dalla lavagna e a far scrivere una risposta che nasce, di fatto, dalla testa dell’insegnante, non sto attivando nessuna di queste funzioni! Sto chiedendo ai bambini soprattutto di reggere una fatica grafica e linguistica che assorbe quasi tutte le loro risorse cognitive.
Questo è qualcosa che si vede benissimo dai quaderni. Anche in seconda, quando i bambini ormai sanno leggere e scrivere, è facile trovare quaderni con paginate e paginate di problemi formalmente svolti: testo copiato, risposta corretta, tutto ordinato. Alla famiglia arriva l’immagine “rassicurante” di un lavoro ben fatto. Ma dentro, molto spesso, c’è solo esecuzione e controllo, non pensiero matematico. È un lavoro che parte dalla testa dell’insegnante e che i bambini si limitano a riprodurre.
Per questo, in attività come quella di Cocco, Tigre e Leo, per me è fondamentale spostare il baricentro. Alleggerire il carico della scrittura non significa abbassare il livello, significa liberare spazio mentale per ciò che, io insegnante, scelgo di nutrire: configurare una situazione, rappresentarla in modo chiaro, confrontare quantità, organizzare strutture, verificare se ciò che si è fatto ha senso rispetto alla domanda, senza essere schiacciati dalla fatica grafica e linguistica.

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