Quali sono i primi segnali di discalculia?

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Partiamo da un punto fondamentale: la discalculia non è così diffusa come spesso si pensa. Le difficoltà di apprendimento in matematica riguardano circa il 20% della popolazione, ma la discalculia interessa soltanto il 4-5%. Questo significa che, molto spesso, una normale difficoltà nell’apprendere la matematica viene scambiata per discalculia.

La discalculia poi non è un altro modo per chiamare l’ansia in matematica. L’ansia può certamente far parte del percorso di un alunno con discalculia, ma i due aspetti non vanno confusi; l’ansia può essere una conseguenza, non la causa. Allo stesso modo, non è corretto sovrapporre discalculia e dislessia, sono due profili diversi, con caratteristiche e implicazioni differenti.

Quindi quando si parla di discalculia, è importante non confonderla con le normali difficoltà di apprendimento della matematica. Tra tutti i DSA, la discalculia riguarda nello specifico la comprensione e la produzione delle quantità, il riconoscimento dei numeri e dei simboli numerici, e l’esecuzione di operazioni.

La classe prima è un momento prezioso per cominciare a osservare certe caratteristiche, ma la diagnosi vera e propria può essere effettuata solo dopo il completamento della terza classe della scuola primaria! Prima di allora si parla semplicemente di difficoltà persistenti, che meritano attenzione e documentazione.

Nella maggior parte dei casi la discalculia non si presenta da sola, ma in comorbidità con altri disturbi.

Un riferimento teorico fondamentale per cominciare a capire meglio la discalculia è il modello del triplo codice di Stanislas Dehaene. Secondo questo modello, ogni numero può essere rappresentato in tre modi diversi:

  • verbalmente (quando sentiamo “quattro”)
  • visivamente (quando leggiamo “4”)
  • in forma analogica (quando vediamo quattro oggetti °°°°)

Ciascun codice ha le proprie aree cerebrali di riferimento, i propri input e output. Arrivati in prima, la maggior parte dei bambini di cinque o sei anni sa già scegliere il simbolo numerico corrispondente alla quantità, almeno entro il nove. Gli errori più frequenti riguardano piuttosto la scrittura: specularità, inversioni o rotazioni dei numeri, che rientrano nella normale fase di sviluppo.

Nei bambini con discalculia, il problema nasce spesso da una mancata comunicazione tra questi codici, da un collegamento fragile o interrotto tra la rappresentazione verbale, visiva e quella della quantità.

Ognuno ha il proprio modo di apprendere, secondo Steve Chinn esistono due grandi stili: quello del bruco e quello della cavalletta. Il bruco procede un passo alla volta, con ordine e sequenze chiare. La cavalletta invece salta, collega idee in modo imprevedibile e spesso si perde nell’organizzazione. Molti bambini con discalculia hanno uno stile cavalletta, e il nostro compito è aiutarli a darsi una struttura senza soffocare la loro creatività.

Un esempio di struttura? Quando il bambino comincia a contare, attraversa diverse fasi anche nelle strategie di addizione: prima conta tutto (3+5 significa contare tutti gli otto oggetti uno per uno), poi va avanti dal primo addendo (parte da 3 e aggiunge 5), infine va avanti dall’addendo più grande (parte da 5 e aggiunge 3). Queste fasi non vanno accelerate: sono tappe naturali di sviluppo ed è importante conoscerle.

I bambini che non presentano difficoltà sviluppano un buon senso del numero, muovendosi con disinvoltura tra quantità, simboli e operazioni. I bambini con discalculia, invece, hanno un senso numerico scarso, faticano a collegare il numero alla quantità e rimangono ancorati a strategie primitive di conteggio unitario. Spesso hanno anche una memoria di lavoro più fragile, e questo rende difficile memorizzare procedure e automatismi.

Tutto ciò può avere conseguenze anche sul piano emotivo: senso di frustrazione, ansia, incomprensioni con compagni, insegnanti o genitori. Per questo l’osservazione non serve solo a capire chi ha una difficoltà, ma anche a creare contesti di fiducia, gioco e significato in cui la matematica venga vissuta serenamente.

Esiste una checklist sintetica organizzata in categorie chiave a cura dello stesso Steve Chinn (2023) che puoi trovare al link che ti ho messo sopra. Si tratta di una lista di domande per docenti o genitori, un esercizio informale da usare come strumento preliminare per capire se è il caso di approfondire l’ipotesi di discalculia o di altre difficoltà specifiche in ambito matematico.

È utile per osservare pattern di difficoltà che possono suggerire un possibile profilo discalculico o altre difficoltà connesse (memoria di lavoro, attenzione, organizzazione spaziale, ansia matematica), ma attenzione, non è un test diagnostico! All’interno si trovano domande guida costruite attorno ai concetti di base del numero: servono, ad esempio, per osservare se il bambino fatica a contare gli oggetti in modo accurato, o se fatica nel contare all’indietro, se non riconosce piccole quantità a colpo d’occhio, se compie errori tipici nella scrittura dei numeri oppure se manca la corrispondenza uno a uno durante il conteggio. Io la trovo molto utile, sono domande che orientano lo sguardo dell’adulto.

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