La storia del maestro Paolini è bella, come lo sono molte in cui i protagonisti sono i maestri e le maestre. Alcuni sono molto noti, come Giuseppina Pizzigoni, Alberto Manzi o Mario Lodi, altri sono meno celebrati come appunto Paolini. In quegli anni le storie dei maestri sono spesso storie di lotte, di passione, di sacrifici, di tentativi per costruire un’idea diversa di scuola; maestri controvento, per usare una definizione molto felice di Franco Lorenzoni.
Subito dopo il diploma, Paolo Paolini ottiene il suo primo incarico in un piccolo comune dell’Appennino romagnolo, tra le montagne; i suoi alunni sono bambini che dividono le giornate tra i campi e i banchi, figli di contadini. È lì che impara a fare il maestro come un mestiere che non può mai essere dato per acquisito una volta per tutte, ma che deve continuamente mettersi in discussione per trovare un dialogo con gli allievi. Proprio in questo contesto Paolini comincia a riflettere sulla possibilità di usare le sue abilità artigianali, acquisite nei lavori precedenti, per progettare e costruire oggetti da portare dentro la scuola. È qui che prende forma quello che poi lo caratterizzerà: essere un maestro artigiano.




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Gli anni passati con il martello in mano non sono stati inutili, entrano dentro il suo modo di insegnare e così comincia a costruire sussidi didattici, giochi, quaderni, strumenti pensati per aiutare i bambini a capire. Molti di questi materiali andranno persi, di altri restano quelle che vengono chiamate macchine: oggetti capaci di rimuovere ostacoli e di aprire la strada alla comprensione, strumenti per capire. Accanto alle macchine ci sono anche i giochi e i quaderni, piccoli fascicoli in cui i bambini potevano leggere, lavorare, incontrare storie e proposte didattiche. Il libro raccoglie una serie di fotografie molto belle, accompagnate da brevi descrizioni di questi strumenti.
Due oggetti, tra quelli raccolti nel libro, mi sono suonati particolarmente familiari.

Il primo è il clinometro, mi ha ricordato subito il teodolite che abbiamo costruito tante volte per osservare il cielo, e in particolare per misurare l’altezza del Sole rispetto all’orizzonte. Anche il clinometro di Paolini nasce dall’esigenza di misurare l’altezza di cose alte come alberi o edifici.




L’altro oggetto che mi è piaciuto molto è sempre di legno, la ruota delle tabelline, che rende visibile l’idea di moltiplicazione attraverso dischi intercambiabili. Mi ha fatto pensare a uno strumento che ho a casa, costruito da mio nonno, diventato un piccolo grattacapo per i miei alunni di quinta. È una specie di calendario circolare: ruotando le parti, si può risalire al giorno della settimana in cui si è nati. Gli anni hanno un ordine tutto loro, e già solo capire quale logica c’è dietro non è affatto banale. Mio nonno, Vittorio Di Ianni, classe 1924, tra pochi giorni compie 102 anni ed è lucidissimo, però non ricorda più come l’aveva pensato!




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