Era da un po’ che i nostri topolini non si facevano vivi, così a grande richiesta è arrivata una nuova lettera. Sono stati in vacanza in un posto lontano, con la neve, le renne, l’aurora boreale e per la prima volta ci hanno mandato anche delle fotografie! Abbiamo guardato le immagini con grande attenzione e notato dettagli come la bandiera con la croce azzurra, da dove viene? Qualcuno ha subito collegato l’immagine a racconti di famiglia (!), qualcun altro ha ricordato che una nonna aveva visto questa aurora boreale citata nella letterina.


Dentro quella lettera, però, io avevo infilato anche un’altra faccenda, volevo far lavorare la classe sulla rappresentazione dei dati. Non era la prima volta che affrontavamo qualcosa del genere, le tabelle le avevamo già incontrate, ma sempre in forme leggere, quasi di passaggio…un sondaggio veloce dopo una gita o una tabella per segnare quanti insetti avevamo visto in cortile, cose così.
Noi in classe compiliamo giorno per giorno il calendario del meteo. Segniamo il tempo, guardiamo, registriamo; così ho raccolto i dati dell’inverno: 89 giorni in tutto, di cui 35 di sole, 25 di pioggia e 29 nuvolosi. E ho fatto in modo che fossero i topolini a porre il problema. La richiesta era questa: come raccontare questi dati a bambini e bambine della scuola dell’infanzia, che non sanno leggere i numeri?

La richiesta, detta così, sembra quasi semplice, in realtà non lo è per niente, anzi! L’idea mi è venuta leggendo un articolo di Michela Bettoni pubblicato su Didattica della matematica. “Te lo voglio far capire!” è una sperimentazione che indaga proprio le rappresentazioni spontanee scelte dai bambini di prima elementare per comunicare dati numerici a destinatari diversi.
La difficoltà più grande è stata capire davvero la consegna. Che cosa vuol dire che i bambini dell’infanzia non sanno leggere i numeri? Che cosa possono capire allora? E come si fa a farsi capire da qualcuno che non può appoggiarsi allo stesso codice che usi tu? È una questione profonda, vuol dire smettere di dare per scontato il proprio modo di leggere il mondo. All’inizio questo passaggio non è stato affatto immediato, i numeri tornavano sempre, era difficile pensare i dati fuori dai numeri scritti!!
Ho lasciato che la domanda restasse aperta abbastanza a lungo da obbligare tutti e tutte a pensarla sul serio. La classe si è divisa in cinque gruppi e hanno fatto una fatica…ma non una fatica sterile! A volte bisogna lasciare che una domanda resti difficile abbastanza da costringere il pensiero a mettersi in moto. Alla fine abbiamo scritto la risposta ai topolini, raccontando le diverse soluzioni trovate dai gruppi.





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