Ricordo che questo percorso sui solidi è stato realizzato insieme a Francesca, tirocinante dell’Università di Pisa, una risorsa preziosa per la nostra classe! Leggi qui la prima fase.
Il lavoro sui solidi è continuato in più giorni, con vari step.
Step 1 – Classificazione
Abbiamo diviso la classe in due gruppi e messo a disposizione un mucchio di oggetti sopra due tavoloni: solidi portati da casa e solidi nostri. La consegna era classificare “in famiglie” gli oggetti del proprio tavolo e poi spiegare perché quegli oggetti stavano bene insieme.
Poi abbiamo scambiato i due gruppi. Ogni gruppo si è trovato davanti il lavoro dell’altro e doveva commentarlo: cosa avrebbero lasciato, cosa avrebbero cambiato, cosa secondo loro funzionava/non funzionava. Da qui sono emerse osservazioni molto fini. I due tavoli mostravano raggruppamenti diversi, entrambi sensati, e il confronto ha reso visibili i criteri impliciti che prima restavano nascosti.
Poi abbiamo accelerato, poche parole e più azione. Abbiamo chiesto di unire tutto in un unico grande piano di lavoro. A turno i bambini si alzavano e spostavano oggetti per costruire famiglie condivise, senza i due tavoli separati, ma un unico spazio comune.

Step 2 – Disegno
Nella seconda fase abbiamo distribuito un foglio a testa. La richiesta era quella di girare tra i tavoli e disegnare quello che vedevano. Quegli oggetti sono tridimensionali, si possono prendere in mano; il foglio invece è piatto. Come si fa a portarli lì sopra? Non è banale!


Step 3 – Sviluppo del cubo
Abbiamo preso un cubo che conteneva al suo interno uno sviluppo (lo trovi qui), lo abbiamo aperto davanti a loro e abbiamo mostrato che cosa significa “sviluppo di un solido”. In quel caso lo sviluppo aveva la forma di una T. Ricostruendolo insieme abbiamo seguito il viaggio delle facce: dove vanno a finire quando il cubo si chiude, chi tocca chi, quali restano opposte.
Poi li abbiamo messi a coppie, la consegna aveva due tempi precisi. Nella prima avrebbero dovuto usare solo la loro testa, niente mani. Ogni coppia infatti riceveva due sviluppi diversi e doveva decidere, senza ritagliare, se quello sviluppo poteva diventare un cubo oppure no. Dovevano immaginarlo, spiegarlo al compagno, ragionare insieme. Solo dopo questa fase abbiamo dato le forbici. A quel punto potevano verificare tagliando e piegando, costruendo se possibile. Alcuni sviluppi sono diventati cubi, altri si sono rifiutati di chiudersi.
Questo step lo avevo immaginato come uno dei più difficili, perché richiedeva un passaggio a un livello di astrazione non banale. Pensavo che potesse creare smarrimento, resistenza, fatica. Invece è successo l’opposto, ai bambini è piaciuto moltissimo!





Step 4 – Coloriamo i solidi
Il quarto step è stato dedicato alla colorazione delle facce dei solidi che avevamo precedentemente costruito e che Francesca aveva portato a cuocere (da Guido Nesti). I bambini hanno lavorato con semplici tempere, colorando le superfici con un vincolo preciso: non usare lo stesso colore per due facce adiacenti. L’attività si è rivelata ovviamente molto coinvolgente, ha richiesto attenzione, una piccola dose di pianificazione e confronto. Avevamo messo a disposizione solo quattro colori 😈 ; nel momento in cui un bambino si è trovato a colorare il suo solido, si è accorto che non erano sufficienti per rispettare il vincolo e ne ha chiesto un altro. Era proprio quello che cercavamo: far emergere il bisogno dal gruppo, lasciando che fossero i bambini a riconoscere il limite. Ecco come si presentavano alla fine del percorso:





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