Tinkering mostruoso

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Tinkering significa armeggiare, smontare, provare, e indica una metodologia didattica che parte dalla sperimentazione pratica per capire e imparare. Non è un’attività creativa fine a sé stessa, è un approccio di pensiero, è l’anti-lavoretto per eccellenza. Chi fa tinkering esplora, progetta, costruisce; usa le mani per capire meglio, e il materiale diventa il terreno su cui si sviluppano le idee. È un modo concreto di fare anche matematica, perché allenare l’intuizione, immaginare soluzioni, negoziare idee e risolvere problemi pratici sono forme di pensiero matematico a tutti gli effetti. A me piace tantissimo e lavorare così mi viene naturale perché vengo da anni di extra-scuola, da laboratori costruiti con poco materiale e molta fantasia.

In queste prime settimane di scuola abbiamo vissuto la nostra prima grande giornata di tinkering, che secondo me racconta bene le tre fasi che cerco sempre di mettere in campo: esplorazione, progettazione e costruzione. Prima esploro il materiale, poi penso e progetto quello che potrei farci, solo dopo mi metto all’opera e costruisco, preferibilmente in gruppo.

Tutto è partito da una piccola fortuna: un regalo arrivato in classe, due scatoloni pieni di materiali utilissimi. Erano imballati con cartoni particolari, bucati, irregolari; appena li abbiamo visti si sono rivelati subito un materiale prezioso. Non sapevamo ancora cosa ci avremmo fatto, ma era chiaro che lì dentro c’era già un’idea che chiedeva di nascere!

Così li ho suddivisi nelle quattro postazioni, la nostra è una scuola Senza Zaino e abbiamo grandi tavoloni che favoriscono il lavoro collettivo, non singoli banchi. Ho distribuito i cartoni, ho aggiunto scatole di uova, rotoli di carta igienica e scottex, cartone vario che avevamo. Ho dato dieci minuti (che in prima sono un’eternità) solo per osservare e manipolare il materiale a disposizione. Cosa farci? Ho chiesto di togliere i nastri adesivi rimasti attaccati, pubblicità, piccole etichette e mentre lavoravano ho detto loro di cominciare a parlare tra di loro. Cosa vedete? Cosa potrebbero diventare questi oggetti? Sarà stata l’atmosfera di Halloween che si respirava a scuola, ma in pochissimo tempo l’idea dei mostri ha preso spazio nei discorsi di ogni gruppo.

In questa fase l’insegnante, secondo me, deve cercare di non intervenire. La tentazione di dare un’idea o di facilitare il dialogo è forte, ma è proprio questo il momento in cui devono imparare a stare nel caos. Per molti è difficile spiegare cosa hanno in testa. Intuire non significa saperlo dire. E spesso la frustrazione prende la forma della lamentela. Io li riportavo sempre al gruppo, perché capire come si parla con gli altri è il primo vero problema da risolvere.

In realtà, è una fase preziosa: qui abbiamo davvero un contesto ideale per attivare quei processi metacognitivi e argomentativi che in matematica sono fondamentali. L’insegnante deve provare a stare un passo indietro e lasciare che sia il gruppo a parlare, a formulare ipotesi, a trovare un accordo. Sono in prima, sono piccoli, ma la situazione è molto concreta: davanti hanno forme complesse, spazi da interpretare. Devono fare entrare le idee dentro le forme. Devono capire cosa si incastra, cosa no, che relazione esiste tra un oggetto e l’altro. Già qui lo spazio entra in gioco, e questo è pensiero matematico. Sono attività ludiche, certo, ma significative e vicine alla loro esperienza. Un gruppo, per esempio, ha deciso di aprire i cartoni e usare il piano interno per creare un corpo mostruoso. E allora l’altezza, la larghezza, la posizione delle parti del corpo sono diventate questioni da risolvere. In modo spontaneo, ma pienamente matematico.

Finita la fase di esplorazione, ho fermato tutto: tutti per terra davanti alla LIM, i materiali sui tavoli. Qui abbiamo raccolto le idee. Alcuni gruppi avevano già un’immagine chiara in testa, altri più di una. Io ho ascoltato e, mentre parlavano, ho buttato giù degli schizzi semplici sulla lavagna: forme, colori, collegamenti. A volte bastava una domanda: “la scatola delle uova la usi intera? La apri?”. Pochi minuti per ogni gruppo, senza entrare troppo nei dettagli. Lo schizzo è rimasto sulla LIM per tutto il tempo: un promemoria visivo che loro tornavano a osservare quando occorreva.

Poi è iniziata la costruzione. In questa fase ho chiarito una regola importantissima: non avrei aiutato nessuno a risolvere problemi tecnici. Se non riuscivano a tagliare un buco, voleva dire che dovevano trovare un altro modo! Il materiale doveva orientare il pensiero, non essere piegato a forza per seguire un’idea astratta. Ed è stato interessante vederli capire da soli che a volte un’idea bellissima non è fattibile, e che cambiare può aprire strade inaspettate.

Intanto io facevo tutto quello che serve per far funzionare un laboratorio, senza diventare parte del laboratorio e li aiutavo ad andare in bagno a pulire i materiali e a tornare senza sporcare l’intero corridoio.

Sono stati due ore dentro un flusso di lavoro continuo. Ho avvisato la fine del laboratorio ben prima (altrimenti non avrebbero mai mollato i pennelli) e assegnato ruoli per pulire l’aula. I lavori li abbiamo messi ad asciugare e lasciati lì. Alla fine eravamo tutti stanchi e soddisfatti. Era venerdì. Abbiamo chiuso così.

Il lunedì successivo abbiamo ripreso da dove avevamo lasciato. Ogni gruppo ha raccontato cosa aveva funzionato e cosa meno. Abbiamo attaccato i progetti sui muri della classe e adesso ci salutano ogni volta che guardiamo in su.


Alla fine, se qualcuno vuole approfondire e trovare spunti concreti per attività di questo tipo, consiglio un libro che trovo molto utile: Tinkering, Coding Making della Erickson, pensato per bambini dai 6 agli 8 anni (e c’è anche la versione per i più grandi).
È utile quando si vuole partire dalle mani ma seguendo idee già un po’ strutturate.

E per chi vive in Toscana, in provincia di Lucca, segnalo anche un luogo prezioso: il centro BI-done di Capannori, un deposito di materiali di scarto aziendale. Con una tessera annuale dal costo minimo si può entrare e scegliere ciò che serve. È una riserva perfetta per chi vuole fare tinkering con materiali vari, nati per tutt’altro uso ma pronti a trasformarsi in idee.

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© Rita Di Ianni · matematichenonsinasce · idee e materiali per la scuola primaria

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