La casa a 100 piani

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In classe abbiamo costruito un grattacielo. La scintilla è partita da un albo illustrato: La casa a 100 piani, pubblicato da L’Ippocampo. In realtà è una serie di albi: cento piani di una casa, cento piani sotto terra, cento piani sotto il mare e cento piani sull’albero. L’idea è sempre la stessa: un personaggio attraversa cento piani, uno dopo l’altro, per raggiungere qualcuno che lo aspetta al piano 100. È un libro verticale, si sfoglia in lungo. La lettura procede in salita (o in discesa), con un ritmo ripetitivo e rassicurante: ogni dieci piani cambia lo scenario, ma la struttura resta identica. Primo piano, secondo piano, terzo piano… e avanti così fino a cento.

Ai bambini piace questa ripetizione. Li orienta. La pagina che girano diventa un passo, e il passo diventa un numero. Il viaggio è fisico, mentale e numerico insieme. Ogni volta che cambi decina il mondo cambia: castori, scimmie, pesci, talpe. È sempre uguale, ma ogni volta diverso. Una specie di mantra narrativo.

In classe prima (siamo a inizio novembre) stiamo imparando a scrivere le cifre, ma i numeri li usiamo tutti fin da subito e senza paura, anche quelli grandi!

Dopo aver letto l’albo, abbiamo pensato perché non costruiamo anche noi il nostro grattacielo? Abbiamo liberato la porta della classe e ho attaccato una striscia verticale lunghissima (quelle dell’Ikea). Ho dato a ciascuno una striscia di carta: quello sarebbe stato il suo piano.

Ognuno ha disegnato un personaggio che vive lì, una scala per passare al piano di sopra e basta. Solo una regola: il proprio piano deve collegarsi a quello degli altri.

Prima di attaccare tutti i piani sulla striscia, però, ci siamo fermati. Quanti piani verranno fuori? Siamo 19. Se facciamo un piano a testa, qualcuno dice 19. Se ne facciamo due? Bho… maestra magari 20. Secondo me arriviamo a 70. Un altro ancora dice che secondo lui arriviamo a 32. Di sicuro la porta è altissima. L’idea di arrivare al piano 100 però non è balenata a nessuno.

Poi abbiamo attaccato i piani, uno dopo l’altro. Il grattacielo ha cominciato a salire davvero. Ed era bellissimo. E alla fine, è arrivato fino al venticinquesimo piano. Poi la porta è finita.

Ho aggiunto accanto a ciascun piano una targhetta: primo, secondo, terzo, quarto… fino al venticinquesimo. Ho alternato i colori, perché anche l’occhio vuole la sua parte, e la porta è diventata un grande edificio colorato.

A quel punto qualcuno mi ha chiesto: «Maestra, perché metti quel cerchietto vicino al numero?» E da lì è partito tutto. Abbiamo cominciato a parlare dei numeri “con il cerchietto”. Abbiamo cominciato a nominarli: primo, secondo, terzo, quarto, quinto…

E ci siamo accorti che, oltre al primo, secondo e terzo, molti inciampavano (cinquesimo invece di quinto, sesto e settimo si confondono, nono è difficilissimo da ricordare, decimo diventa diecimo). Così ci siamo seduti tutti in cerchio per terra, davanti alla porta-grattacielo, e abbiamo fatto un gioco: un bambino alla volta andava alla porta, e io chiedevo Chi abita al settimo piano? oppure Dove vive la coccinella che sta imparando a leggere le vocali? o ancora Chi c’è al primo? E così via. Era un gioco di parole, ma anche di numeri ordinali. Un modo per masticarli, pronunciarli, sentirli e cominciare a ricordarli.

Poi qualcuno, guardando il grattacielo, ha detto: «Maestra, dobbiamo continuare! Arriviamo fino a cento!» Solo che cento piani lì non ci stavano più. Un altro ha rilanciato: «Potremmo buttarlo giù dalla finestra!» E allora la prossima volta chissà…!

Ti lascio il file da stampare e ritagliare per scrivere i piani:

Per il fine settimana ho assegnato come compito una traccia per disegnare e completare una casa di cinque piani, descrivendo in ordine sparso chi o cosa viveva in ciascun piano.

Soltanto a lavoro concluso mi sono resa conto di un piccolo inciampo. Il mio focus era sui numeri ordinali, sul passare in modo chiaro l’idea di primo, secondo, terzo e così via. Solo dopo mi sono accorta che il primo piano solitamente è sopra, mentre sotto abbiamo il piano terra. Ma è diventata un’occasione perfetta per allargare lo sguardo… infatti non è così in tutto il mondo! Negli Stati Uniti, ad esempio, il first floor corrisponde al nostro piano terra; il piano sopra diventa second floor.

Il nostro lavoro continuerà con la lettura dell’albo Una ricetta miracolosa di Gaëtan Dorémus, dove i piani sono nominati “all’italiana”, dal piano terra al quarto piano, con la casa che ne ha cinque. Questo inciampo lo osserveremo insieme e decideremo se la nostra casa rimarrà italiana (e quindi dovremo aggiungere il piano terra) oppure se diventerà americana restando così com’è. Magari sarà anche un buon pretesto per imparare a disegnare la bandiera e a inserirla nel nostro lavoro…

Riusciremo mai a lasciarci alle spalle le case a più piani?

Dubito.

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© Rita Di Ianni · matematichenonsinasce · idee e materiali per la scuola primaria

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