Composizione e scomposizione del 5

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In classe abbiamo lavorato da subito su tutti i numeri: li incontriamo nella data, nelle quantità, nei giochi, nei racconti, negli strumenti che usiamo ogni giorno. I bambini li scrivono, li cercano, li riconoscono anche prima che io chieda loro qualcosa. Però per il segno grafico la storia è diversa. Lì chiedo un’attenzione mirata, precisione e lentezza. Il segno grafico lo studiamo. Uno alla volta.

Pur lavorando quotidianamente su tutti i numeri, ho deciso di insegnare a scriverli in modo progressivo, partendo dallo zero. Ogni cifra è un piccolo mondo e, quando arriva il suo turno, ci entriamo con calma.

Ho la fortuna di lavorare con colleghe molto in gamba, ognuna con una propria ricerca e un proprio stile. Una collega parallela, ad esempio, ha proposto le cifre con una suddivisione diversa, partendo da quelle “spaghettose”, “lanose” e miste: quelle dritte, fatte solo di segmenti, come l’1, il 4, il 7, quelle tutte curve come il 6, l’8 e il 3, e le miste come 2 e 5.

Noi, facendo una cifra alla volta, siamo arrivati così al 5. E qui ci siamo fermati un pò e abbiamo lavorato tantissimo, non solo sul segno grafico ma anche sulla scomposizione che ci offre. Abbiamo iniziato con un gioco molto semplice, a coppia. Uno dei bambini prendeva cinque fagioli, né di più né di meno. All’inizio un adulto ha mostrato il meccanismo: portava i cinque fagioli dietro la schiena, li divideva in due gruppi e chiudeva le mani a pugno. Davanti alla classe c’era scritto in grande il numero 5, perché tutto ruotava intorno a quello. L’altro giocatore, un bambino, doveva scegliere quale pugno aprire. Una volta aperta la mano e contati i fagioli, se erano tre, quattro, uno o qualunque altra combinazione possibile, doveva indovinare quanti ne restavano nell’altra mano chiusa. Se indovinava prendeva i fagioli e sceglieva un compagno o una compagna di gioco.

Questo gioco ha funzionato immediatamente. È stato divertente per loro e istruttivo per noi. Oggi non ero sola perché con noi c’era la nostra tirocinante Francesca, che ha studiato proprio questi giochi all’Università di Pisa insieme al gruppo di ricerca di PerContare! È stata lei a portarci questo bagaglio di idee, e vederle prendere vita in classe è stato bellissimo. Alcuni bambini visualizzavano subito la quantità nascosta senza alcuno sforzo, altri avevano bisogno di contare sulle dita ed era perfettamente naturale, altri ancora non riuscivano a entrare nel meccanismo e osservare il loro percorso è stato prezioso.

Dopo aver giocato così, con un turno alla volta e quel movimento continuo tra chi indovinava e restava e chi tornava al posto, siamo passati a un lavoro collettivo. L’energia del gioco era alta e il numero 5 era diventato una specie di protagonista della mattinata.

Con lo scotch a terra abbiamo costruito un percorso di caselle e scelto due pedine: la Rana, da poco introdotta con la lettera R, e il Bruco, un contenitore-pupazzo che usiamo per rappresentare il nostro bruco Maisazio. I bambini erano seduti in due file di sedie, una per squadra, e l’adulto conduceva il gioco alternando i turni: prima avevano i fagioli i giocatori della squadra del Bruco, poi quelli della Rana.

Ogni squadra aveva un suo “rappresentante”, il primo bambino della fila, diverso a ogni turno. Il rappresentante aveva i cinque fagioli, li portava dietro la schiena, li divideva nelle due mani e chiudeva i pugni. Il bambino della squadra avversaria doveva indovinare quanti fagioli erano nascosti nella mano chiusa. Se indovinava, la sua squadra avanzava di un certo numero di caselle: se indovinava ad esempio che erano due, la pedina avanzava di due; se erano quattro, di quattro; se erano cinque, di cinque. Se sbagliava, era la squadra opposta a muoversi di quel numero. Indovinare lo zero faceva parte del gioco. Se apro una mano e vedo cinque fagioli, dire zero come risposta è corretto ma la squadra non avanzava di nessuna casella!

La cosa bella è che il gioco aveva un ritmo vivo, perché ogni volta tutta la fila avanzava di una sedia. Anche se giocavano solo due bambini per volta, in realtà erano tutti coinvolti: seguivano il gioco, si sporgevano, discutevano. Ovviamente c’era anche chi faticava a tollerare la frustrazione della sconfitta, perché a questa età la distinzione fra abilità, casualità e “sfortuna” non è ancora chiara. Ogni partita aveva un vincitore e un perdente, e quando finiva bisognava ricomporre le squadre, riequilibrare l’entusiasmo e ricominciare.

Alla fine abbiamo chiesto ai bambini di disegnare l’attività fatta, per avere una traccia del lavoro e anche per mostrarlo alla maestra Anna, che non era in classe. È stato interessantissimo vedere cosa hanno scelto di rappresentare. Alcuni hanno disegnato esattamente cinque fagioli nelle mani, riportando l’invariante del gioco in modo preciso; altri, che avevano già faticato a comprendere la regola durante la mattina, non hanno rappresentato il cinque come numero totale e hanno disegnato qualcosa che assomigliava più all’impressione generale che al meccanismo. Osservare i disegni è stato come rivedere il gioco da un altro punto di vista, più intimo, quello di ciò che per loro era davvero importante.

È stato un lavoro intenso e ricco, tutto centrato sul 5, ma soprattutto sul modo in cui i bambini guardano un gioco, si misurano con una regola, provano, sbagliano, indovinano e, a modo loro, ragionano. E per noi maestre è stato anche un modo per osservare i loro modi diversi di entrare nel numero, di rappresentarlo, di sentirlo e di farlo proprio.

Lavorare sulle quantità fino al 5 può sembrare una bagatella, qualcosa che si fa velocemente perché “tanto siamo solo all’inizio” e invece è una attività che mette a nudo la struttura stessa del pensiero matematico. È come vedere le fondamenta mentre vengono gettate. La difficoltà che qualcuno prova non è mai un incidente di percorso, è il percorso stesso. L’astrazione non arriva da sola e non si improvvisa. E forse è questo il motivo per cui questa prima mi sta insegnando così tanto. Mi obbliga a rivedere da vicino quel punto in cui le idee non sono ancora idee, ma tentativi, gesti, intuizioni, errori, appoggi, ripartenze. E mi costringe a guardare davvero. E accompagnare i bambini dentro questi passaggi, senza forzarli e senza semplificare malamente, è forse la sfida più affascinante.

Webinar prezioso del progetto PerContare dove trovare questo gioco e molte altre attività da copiare allegramente:

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© Rita Di Ianni · matematichenonsinasce · idee e materiali per la scuola primaria

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