Un diverso modo di ragionare con l’incertezza

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Mi sono imbattuta in un articolo molto curioso di Elizabeth de Freitas e Nathalie Sinclair, intitolato The Quantum Mind: Alternative Ways of Reasoning with Uncertainty. Le due ricercatrici parlano di come noi esseri umani ragioniamo quando dobbiamo affrontare situazioni di incertezza e di come, spesso, non seguiamo affatto le regole classiche della probabilità. Mi ha colpito perché porta esempi che si collegano anche alla scuola e che ci aiutano a guardare con occhi diversi le risposte dei bambini.

Quando insegniamo la probabilità ai bambini, di solito partiamo dalle basi classiche: il dado ha sei facce, quindi la probabilità che esca “3” è 1 su 6. Tutto chiaro, tutto ordinato. Questo è quello che si chiama probabilità classica.

Il problema è… che noi esseri umani non ragioniamo sempre così. Un esempio famoso è il problema di Linda: viene descritta come una ragazza intelligente, sensibile ai temi sociali, attiva nelle manifestazioni. Alla domanda “è più probabile che Linda sia una cassiera di banca o che sia una cassiera di banca femminista?”, il 90% delle persone risponde la seconda opzione. Ma in realtà, dal punto di vista matematico, è impossibile che “cassiera + femminista” sia più probabile di “cassiera” da sola.

Ecco il punto: noi non pensiamo come vorrebbe la probabilità classica. Siamo pieni di esitazioni, ambivalenze, convinzioni che si intrecciano. Non sempre ragioniamo “in linea retta”.

Gli autori dell’articolo spiegano così: «piuttosto che liquidare queste risposte come errori, dovremmo considerarle l’indizio di un diverso modo di ragionare con l’incertezza».

E allora entra in gioco un’idea diversa: la probabilità quantistica. Non è un nome scelto a caso: viene proprio dalla fisica quantistica. Là le particelle non hanno uno stato definito “prima” che qualcuno le osservi. Sono un po’ come sospese, in una specie di “sovrapposizione” di possibilità.

Applicata al pensiero umano, questa idea dice che spesso le nostre convinzioni non sono nette, ma mescolate. Non è che un bambino “sbaglia” perché pensa che una cosa sia probabile e contemporaneamente pensa anche il contrario: è che il suo pensiero è ancora in sospensione, con le due possibilità che convivono.

Tutto questo mi ha fatto pensare subito ad Alberto Manzi. Durante un corso di formazione organizzato dal Centro a lui dedicato, in occasione del centenario della sua nascita, ho visto alcuni materiali video inediti, tra cui le puntate di Fare e disfare, custodite negli archivi Rai. In una di queste sequenze Manzi propone a un gruppo di bambini di 5-6 anni una serie di prove legate al senso dell’olfatto. I bambini, bendati, annusano uno spicchio d’aglio e riescono a riconoscerlo, ma quando subito dopo hanno in mano una verdura diversa, ad esempio una patata o una carota, alcuni di loro affermano che l’odore percepito poco prima era proprio quello della verdura che stanno toccando in quel momento.

Questa sovrapposizione di possibilità è qualcosa che ogni docente può osservare se ascolta davvero i bambini. Manzi aveva la capacità unica di cavalcare quella che agli occhi adulti può sembrare un’assurdità infantile, trasformandola in sketch meravigliosi. E quello che accade in queste situazioni è esattamente ciò che descrivono de Freitas e Sinclair: due risposte, apparentemente incompatibili, che convivono nello stesso spazio mentale e diventano entrambe plausibili. Non è errore, è pensiero in sospensione. L’atto di decidere non rivela qualcosa di già formato, ma costruisce la risposta sul momento, intrecciando i sensi, l’esperienza e il contesto del gioco.

Un ragazzo può sentire due idee come concetti intrecciati e confusi. Magari la sua risposta nasce nel momento stesso in cui gliela chiediamo; se pensa a una, perde di vista l’altra. «La decisione non rivela un pensiero già pronto, ma è l’atto stesso di decidere a produrre una risposta». Nel cercare la risposta, mette insieme pezzi di ciò che sa, prova a collegarli, si lascia orientare dall’esperienza o dall’intuizione. La decisione, quindi, non è la rivelazione di un pensiero già formato: è un atto creativo, che costruisce la risposta sul momento.

Per la scuola questo vuol dire riconoscere che i bambini non sono “fuori strada” quando ragionano in modo che non coincide con la logica classica: stanno usando un’altra logica possibile, che fa parte del percorso di apprendimento. Non si tratta di giudicare giusto o sbagliato un ragionamento, ma di ascoltare come le bambine e i bambini costruiscono i loro pensieri davanti all’incertezza. Il compito non è correggere subito, ma osservare, raccogliere, capire i percorsi che li portano a una risposta. Un bambino che tiene insieme idee apparentemente incompatibili sta mostrando la ricchezza di un pensiero ancora in movimento, che vale la pena di esplorare insieme.

Se vuoi leggere l’articolo completo (attenzione: è molto teorico), lo trovi qui: The Quantum Mind: Alternative Ways of Reasoning with Uncertainty.

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© Rita Di Ianni · matematichenonsinasce · idee e materiali per la scuola primaria

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