C’è un equivoco che continua a girare intorno alla matematica nei primi anni: l’idea che impararla significhi anticipare. Contare prima, scrivere i numeri prima, conoscere i simboli prima. Come se la matematica fosse una gara di velocità, e non un modo di stare nel mondo. I bambini non cominciano a fare matematica quando arrivano alla primaria. La stanno già facendo, da molto prima, e la fanno nel gioco, nel corpo, nelle piccole routine di ogni giorno. Il gioco, scriveva Gianfranco Staccioli, non è una pausa dall’apprendimento: è il suo motore. Quando un bambino piccolo tocca, esplora, smonta, ripete lo stesso gesto per la ventesima volta, non sta perdendo tempo. Sta capendo come funziona il mondo, e la matematica è già dentro a quel capire.

Non esistono bambini senza matematica, esistono adulti che non la vedono. Ed è quello sguardo a fare la differenza. Materiali, natura, libri illustrati non sono automaticamente educativi: lo diventano quando qualcuno li trasforma in un’occasione per guardare insieme. Lo stesso vale per i piccoli problemi di ogni giorno. Tutto questo chiede agli adulti un cambiamento non scontato. Scegliere uno sguardo che cerca il pensiero non è automatico: è qualcosa che si allena.
Un’occasione di formazione

Formazioni dedicate alla matematica nella scuola dell’infanzia stanno iniziando a diffondersi, segno di un interesse crescente e di un bisogno reale di strumenti di riflessione. Un esempio è la Scuola di formazione DidaMatica Infanzia, organizzata dal centro CARME con il Dipartimento di Matematica dell’Università di Pisa: arriva a breve, il 14 e 15 novembre 2026 a Pistoia.
Due giorni tra interventi e laboratori: si parte con Elisabetta Robotti sulla costruzione del senso della misura, si continua con Gemma Carotenuto su dita, gesti e senso del numero, si chiude domenica con Raffaele Casi tra arte e matematica. Cento posti disponibili, iniziativa riconosciuta su S.O.F.I.A. (ID 99745, edizione 159069), info e iscrizioni a formazione@dm.unipi.it.


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