Abbiamo letto in classe Il nastro di Adrien Parlange, pubblicato da Fatatrac. Un cartonato meraviglioso! Dalla fine del libro esce un nastro e quel nastro, pagina dopo pagina, diventa parte della narrazione. Diventa la coda di un topo, diventa lo spaghetto in un piatto fumante, diventa la corda su cui cammina un funambolo…


Mentre lo leggevamo, mi è stato chiaro che lì dentro c’era una possibilità bellissima, un’unica linea che apre a così tante possibilità… Ho consegnato a ogni bambino uno spago e lo abbiamo attaccato sul quaderno di matematica, lasciandolo libero di attraversare le pagine. Poi ho chiesto loro di provare a fare qualcosa di simile, usare quella linea per completare un disegno.
Il nastro è diventato il segnalibro di un libro aperto e la corda per saltare di una bambina…


…è diventato un fiume che attraversa una città e il filo che tiene un palloncino


…è diventato una collana al collo di un bambino e i capelli lunghissimi di una signora


…è diventato il nastro di una ballerina in movimento e il filo elettrico sospeso sopra una città.


Prima ancora di classificare le linee, le abbiamo abitate e fatte vivere dentro una scena. Abbiamo visto che quello stesso spago, se lo tiri forte, fortissimo, diventa una linea dritta; se lo lasci morbido tra le mani, si fa curva; se invece uniamo più mani e cambiamo direzione, può trasformarsi in spezzata, mista. Non siamo partiti dalle definizioni, ma dall’esperienza e dal corpo, dalla relazione tra le nostre mani.
E dovranno farci amicizia, con questo spago! Perché tornerà. Tornerà quando arriveranno le figure geometriche, tornerà quando parleremo di perimetro. Tornerà con lo spago di Emma, che ci accompagnerà a lungo e diventerà uno strumento familiare e necessario.








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