

Ma voi il libro La scuola è un posto bellissimo di Enrica Buccarella lo conoscete? È una fonte inesauribile di idee, anche per chi insegna matematica! Sono quei libri che sembrano parlare d’altro (arte, segno, immaginazione) e invece poi ti indicano una strada.
Per me è uno di quei libri che una maestra dovrebbe avere quando riparte con la prima. Dentro c’è una ricerca sul segno, sui gesti grafici, sui materiali traccianti, su tutto quello che costruisce il rapporto dei bambini con le forme. Ancora prima della matematica, prima delle cifre scritte bene c’è questo lavoro fondamentale: imparare a stare dentro i segni.


Questo lavoro sul cifrario di classe l’ho fatto all’inizio della prima e lo scrivo ora per non perderlo, perché nel tempo succedono tante cose e si rischia di dimenticare anche i lavori più piccoli. L’idea nasce da un lavoro sull’alfabeto che Buccarella descrive nel libro, e che ho ripreso con le cifre.
Ho stampato fogli A4 con le cifre da 0 a 9, nere e molto grandi. Conviene farne molte copie, anche sessanta o più, così tutti possono scegliere e provare liberamente. Ho chiesto ai bambini di osservare bene la cifra e trasformarla, con un pennarello nero, in qualcos’altro: un animale, un oggetto, una faccia. Cosa può diventare? Quale forma si nasconde?


Poi ho raccolto tutti i lavori, li ho scannerizzati, rimpiccioliti e si impaginati su un unico foglio A4, è nato così il cifrario della classe. Si possono fare anche più versioni, in modo che trovino posto i disegni di tutti.

In prima queste esperienze sono particolarmente importanti, perché il rapporto con la matita e con il segno grafico non si costruisce da zero ma si rafforza attraverso prove e sperimentazioni, ed è un lavoro che non si lascia più.
Un altro libro così, per me, è Giocare con la natura di Beba Restelli. Anche questo non è un libro di matematica, eppure per chi ha il piacere di lavorare senza libro di testo entrambi diventano libri preziosi. Sono libri che nutrono l’immaginario e permettono di costruire attività che nascono in classe o fuori e non “dalla fotocopia”.

Molti anni di insegnamento, con tutti i pro e i contro che hanno comportato, gli errori e la stanchezza che inevitabilmente fanno parte di un lavoro delicato, fisicamente e umanamente impegnativo, le possibili incomprensioni con i colleghi, l’insofferenza per una burocrazia invadente e inutilmente macchinosa, non mi hanno dissuasa dal pensare che la scuola sia, potenzialmente, un bellissimo posto e che, senza ombra di dubbio, è il posto migliore per i bambini. (Enrica Buccarella)

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